MESSICO
Vi voglio raccontare di questo mio bellissimo viaggio fatto in Centro America nell’estate del 2003, alla scoperta della Ruta Maya. Il viaggio è durato 54 giorni, visitando il Messico del sud, il Belize, il Guatemala e l’Honduras, la terra dei Maya appunto. Lo spirito del viaggio era estremamente semplice, basato sul contatto con le culture e la natura dei luoghi, usando tutti i mezzi possibili. Abbiamo iniziato il viaggio in due (Stefano & Stella), dopo una ventina di giorni ci ha raggiunto il nostro migliore amico (Ale). Voglio sottolineare che questo per me è stato un viaggio molto importante, perché oltre ad essere una convinta zapatista, amo profondamente la cultura Maya, che non nascondo, ha influenzato la mia vita. Bando alle ciance… siamo arrivati a Cancún nel bel mezzo di “Cloudette” (una tempesta tropicale), dopo un viaggio interminabile. Cancún è una città relativamente giovane, in realtà voluta da politici e affaristi, sembra una piccola Las Vegas con tutte le sue insegne colorate e i fast food americani. Noi siamo scappati subito via perchè Cancún non è il Messico. E’ un bel giocattolone per americani annoiati e ubriaconi. Quando si arriva all’aeroporto, devastati dal viaggio, ci si lascia prendere dalla stanchezza e si finisce di scegliere di pernottare almeno una notte a Cancún. Niente più sbagliato. La maggior parte degli alberghi a Cancún si trova nella zona Hotelera che non è poi così vicina e per arrivarci dall’aeroporto con i taxi collettivi vi chiederanno almeno 10 o 15 dollari. Dall’aeroporto Playa del Carmen al contrario non è lontana, è più economica e anche se la strada principale si chiama 5th. Avenue e l’impronta americana si riconosce, rimane comunque un posto incantevole. Piccola, deliziosa, spiaggia da sogno, palme, proprio la cartolina del caribe messicano. Il Barrio Latino (16$) è un posto delizioso gestito da Andrea, un romano che vive qui da un pò. Vicino Playa c’e un posto che si chiama “Xel-Ha” il luogo dove si incontrano le acque. E’ una riserva naturale dove alcune sorgenti sotterranee di acqua dolce si sposano con il mar dei carabi creando piccole piscine azzurre, calette nascoste, percorsi e sentieri naturali veramente belli. L’unica pecca è che essendo una specie di parco giochi marino, costa una cifra (50$). Dopo i margarita-frozen di Playa e i delfini di Xel-ha, finalmente è arrivato il momento di vedere una acropoli Maya,si va a Tulum. Tulum è molto romantica a strapiombo sul mare, con una piccola spiaggia di sabbia dorata, e l’oceano a perdita d’occhio. Il sito non è grandissimo e per fortuna è mattina presto e non c’è nessuno. E’ tutto nostro, possiamo saltellare da un posto all’altro in piena libertà. Dormiamo non lontano dalle rovine in un posto che si chiama “Playa Condesa” (10$) abbiamo il bagno in camera, nella stanza in realtà c’è solo il letto, ma va bene cosi anche perché siamo a due e dico due passi dalla spiaggia. A tulum siamo tornati altre due volte nel corso del viaggio, tutte e due le volte di ritorno dal Belize. In queste occasioni abbiamo dormito affianco Playa Condesa, da Fidél un pazzo simpatico che ha cinque semplici cabañas illuminate da candele, il bagno è in comune. Di notte questo posto può sembrare orribile ma di giorno con il mare, un paio di “dos equis” ghiacciate e la simpatia di Fidél ti senti proprio a tuo agio.
Isla Mujeres sembra lontano miglia e miglia da Cancun, ed invece in quaranta minuti ci arrivi è rimani incantato dalle sua acque cristalline dalla sua atmosfera giovane e rilassata. Sulla spiaggia più conosciuta quella di Los cocos, abbiamo organizzato una gita in barca che ci ha portato a fare snorkelling vicino al faro e poi più giù vicino al Garrafon e alla fine ci siamo fermati al tartarugario. Lì abbiamo fatto un pic-nic che è stato delizioso, ma la nostra attenzione si è focalizzata tutta su un ragazzo che in una specie di piscina naturale coccolava un suo amico… non
era una tartaruga, ma uno squalo nutrice che si poteva anche accarezzare… ovviamente io e Ale ci siamo fiondati ed è stato entusiasmante. Il ragazzo ci ha raccontato che quello è come se fosse suo fratello. Lo squaletto, era disponibilissimo e aveva una pelle stranissima oltre ad essere anche pesante e dopo un po’ è ritornato in un angolo abbandonandoci soddisfatti ed eccitati.
“El castello” rappresenta il calendario Maya, 4 scalinate ripide e alte con 91 gradini l’una più un singolo scalino all’ingresso fanno in tutto 365 gradini, uno per ogni giorno dell’anno.
Durante l’equinozio di primavera le teste e le code dei serpenti scolpiti straordinariamente si muovono, oscillano per effetto di un’illusione ottica che li fa sembrare vivi. Il campo da gioco della palla è enorme, e di certo non assomiglia ad uno stadio moderno, anche se si possono riconoscere delle specie di gradinate dove si doveva sedere il pubblico. In realtà chi perdeva moriva, forse sacrificato per gli Dei, ci sono dei glifi e dei bassorilievi che mostrano un giocatore con una testa in mano tagliata con un macete e donata agli Dei. Che bella che è Chichen Itza, il gioco di luci e suoni è molto suggestivo. Fortunatamente non c’era molta gente, ma il caldo è stato soffocante, la scalinata de “El castello” è veramente da togliere il fiato. Il cenotes? da impazzire, impressionante per la sua bellezza e per la storia e i segreti che nasconde. L’ho già detto che fa caldo? Una cosa che mi ha fatto molto piacere è stato notare che il 70% dei turisti era messicano, una cosa molto bella anche perché il sito è stato aperto da soli venti anni esattamente nel 1987 ed un anno dopo è stato dichiarato patrimonio dell’umanità, che calor, mucho calor!!!!
Mèrida è piena di vita e traffico, ferve di attività, i suoi marciapiedi sono piccini piccini ed invece le persone che ci passano sono migliaia. E’ praticamente un grande mercato a cielo aperto, l’hotel Peninsular (7 $) è grande, ma un po’ rumoroso soprattutto la mattina. La piscina? Vuota, la stavano ristrutturando, che culo!!!!! Mangiare i gamberetti al mercato del pesce….hmmmmmmm!!!!! Il giorno del mio compleanno, Ale è rimasto in città a gironzolare per di qua e di la, io e Stefano siamo andati con un bus a Tixkokob a casa di Reyes
a comprare le amache. Reyes lo abbiamo conosciuto sulla spiaggia di Tulum, carico carico delle sue amache che camminava sul bagnasciuga. Abbiamo fatto amicizia e lui ci ha invitato a casa sua, vicino Mèrida. Così preso questo ipotetico appuntamento, arrivati in città saremmo andati a trovarlo. Lui è stato gentilissimo, ci ha presentato la moglie, i figli, la mamma e il padre e pure il suo maialino. Ci ha offerto un bel bicchiere di Coca-Cola e ci ha fatto vedere come lavora sulle amache con il suo telaio tradizionale. Le sue amache sono stupende, piene di colori e di puro cotone tinto a mano. Campeche è una cittadina molto carina, l’unica che vediamo sul Golfo del Messico che in questi giorni è piatto, piatto. Indubbiamente è un posto rilassante, il lungomare è incantevole, l’ostello (Monkey hostel, 6$)
è delizioso, pulito è con un panorama da togliere il fiato sulla Catedral de la Conception. Il mercato è un labirinto di bancarelle e i bastioni del forte coloniale sono proprio ben conservati. Si può usare la lavatrice e la cucina, anche il computer, ci sono molti libri a disposizione e le ragazze che ci lavorano sono molto disponibili. C’è una tipa argentina che ha una tarantola morta in una scatola?! Qui, in centro america, mi sento proprio a casa mia, a mio agio. Un po’ mi dispiace del fatto che non parlo molto bene le lingue straniere… sono un pò ignorante in questo al confronto delle persone c
he ho conosciuto fino ad oggi, mi sono sempre considerata fortunata per il fatto che mia madre oltre a farmi studiare mi ha sempre fatto viaggiare, ma qui ho incontrato persone che a 24 anni hanno già visto mezzo mondo e che parlano almeno tre lingue… che invidia… Comunque la vista della cattedrale e del Parque central dal balcone dell’ostello è mui bonita, il cielo ha mille sfumature dal rosa al blu carico di pioggia.
Palenque, Palenque, Palenque, ora non vedo l’ora di arrivarci. Un’ultima annotazione su Campeche va fatta: il pan de cazòn, squisito piatto tipico della regione… fa veramente cacare. Il viaggio fino a Palenque di notte è stato tranquillo ma sottozero. Aria condizionata a palla…sono pazzi.
Non abbiamo dormito per niente, siamo arrivati verso le 3 e siamo andati all’Antea un posto molto carino per dormire (100 pesos), proprio sulla strada per le rovine... Sulle amache ad aspettare l’alba con Milena e Ale a parlottare…una figata. Siamo arrivati all’entrata delle rovine verso le 6. La domenica non si paga l’ingresso alle rovine. Non voglio essere banale, ma sono rimasta senza parole… penso, credo che questo sia uno dei posti più belli del mondo. Esiste un sito su internet che accetta voti per dichiarare il sito l’ottava meraviglia del mondo.
La natura è meravigliosa, impressionante, ci sono delle piccole cascate, alberi meravigliosamente grandi con le liane, le orchidee, uccelli, cumuli di pietre trattenuti da enormi radici, i bambini di El Naranjo che tentano di venderti per pochi pesos ciondoli, braccialetti, statuette… hanno degli occhi vispi, sono dolcissimi, mentre giocano con l’acqua nel fiume. Meno del 10% del sito è stato portato alla luce, c’è ancora molto da fare, Re Pacal e la sua maschera di giada hanno dormito sonni tranquilli per secoli in questa giungla lussureggiante. Il sito è attraversato dal Rio Usumacinta e per uscire noi abbiamo seguito il corso d’acqua con le sue belle cascatelle limpide e l’acqua trasparente che quasi trattiene la giungla invadente.
Camminare tra questi templi incute meraviglia e timore, che maestria, che raffinatezza e che lavoro certosino... un lavoro incredibile e infaticabile hanno fatto gli archeologi per rendere tutto questo non solo accessibile, ma squisitamente restaurato, ben tenuto, c’è anche un museo, ed un sacco di persone che tutte vestite con gli abiti tradizionali ti offrono per qualche spicciolo, cibo, acqua, camicetas bamboline del Sub… Ogni mattina presto vengono dai loro piccoli villaggi carichi di cose da vendere ai turisti e al tramonto se ne tornano indietro a piedi, in fila indiana verso la notte. Che personaggi i Maya, eccezionali, le donne sono sempre super pettinate, con le loro trecce lunghissime arrotolate, questi capelli lucidi e neri splendidi, i loro vestiti pulitissimi e colorati nonostante siano sedute per terra, solo il loro viso rivela la durezza della loro vita che segna la pelle. Molte di loro hanno questi piccoli batuffoli tenuti nei tradizionali scialli che non piangono mai, sembrano dei piccoli folletti in mezzo a questa natura esagerata.
Per arrivare a San Cristòbal siamo saliti a 2100 metri di altezza, percorrendo una strada piena di curve e nuvole. Alloggiamo a Posada Mexico (40 pesos), un posto mui barato, un paio di isolati dal centro, tranquillo, abbiamo anche la colazione, un the buonissimo… fa freddo. Mi sono guardata un po’ attorno, sono finalmente arrivata qua, a San Cristòbal, il Chiapas vero e proprio, quante volte ho letto di questo paese a causa della repressione sugli indios, del monsignore che si è battuto per la loro difesa. Prima di arrivare alla chiesa c’è una bancarella di propaganda zapatista, piena di libri e comunicati.
Terra ricchissima, la vogliono tutti a causa del petrolio che si cela al suo interno, i suoi alberi pregiati, la sua fauna … tutti, e tutti si dimenticano che questa terra è dei Maya, vogliono rubargliela… ma come si fa a rubare la terra? Non si fa, allora preferiscono uccidere ed estinguere alternativamente i Maya!!!!! Il paese è molto attraente, certo la brezza della montagna si sente, la cattedrale è bellissima, ci sono un sacco di piazzette con i chiostri al centro, si respira l’aria della rivoluzione, unica nota dolente è che ci sono veramente tanti italiani che si fanno riconoscere lontano un miglio… il paese sembra una cartolina, le montagne che lo circondano, nuvole tante nuvole ma il tempo non è brutto e soltanto che siamo più vicini al cielo. E poi…bambini, bambini che lavorano fin da piccini, curiosi, simpatici, furbetti che a volte sembrano già uomini, come sono belli con quelli occh
i neri neri, il moccio al naso, i piedi scalzi e le mani perennemente sporche. A San Cristòbal ci sono un sacco di panificatori, tanti dolci e tante vespe che ci gironzolano sopra, quanti biscotti squisiti…hmmmm!!! Ho scoperto le paletas, praticamente ghiaccioli artigianali, costano un pesos e sono deliziosi, peccato che tutte le guide, compresa la Lonely, sconsiglino vivamente di mangiarle… chi se ne frega sono superbi. Quella al cocco a me me gusta mucho. Per 130 pesos a
testa abbiamo organizzato una gita a cavallo, un’esperienza unica, avventurosa, incredibile. Il mio cavallo era bianco e si chiamava Paloma, dolcissimo e bravo. Stefano non era mai salito su un cavallo, è stato coraggioso perché il percorso non era affatto facile. Lui ha battezzato il suo cavallo Soldatino. Siamo andati a San Juan Chamula, un antico villaggio Maya, legato a forti tradizioni religiose e devo dire che la chiesa mi ha veramente colpito. Non ci sono le solite panche dove sedersi e pregare, stracolma di ceri e candele accese, incensi, statue di santi tra cui anche San Nicola di Bari e Sant’Antonio. Per terra c’è come un tappeto di aghi di pino: di pino perché è l’albero della Natività, l’albero della vita. Questi aghi insomma, se ho capito bene dovrebbero catturare le energie cattive, negative delle persone (quando si seccano è perché hanno imprigionato energie e vanno sostituiti). L’atmosfera è magica, vicino ad alcune stat
ue ci sono dei bambini che giocano, vicino all’altare ci sono persone che pregano sembra quasi che recitano il rosario, offrono bibite in lattina, coca-cola ovunque, e dove si beve coca-cola non si può non ruttare… qui va di moda è una specie di ringraziamento. Uno di loro ha un pollo morto in mano che ogni tanto scuote, beve una specie di grappa fatta da loro chiamata posh e poi la spruzza sul pollo. Non avevo mai visto una cosa del genere, un misto di sacralità e paganesimo in una chiesa coloniale bianca e azzurra molto bella. Ero come stregata. La storia vuole che tanto tempo fa c’era già una chiesa a San Juan Chamula, ma una notte qualunque, un uomo del villaggio sognò due santi (San Sebastiano e San Giovanni,credo non ne sono sicura) che si parlavano e che chiedevano a quest’uomo semplice la costruzione di una nuova chiesa: il motivo era semplice, quella che c’era anche se bella e grande non era al centro del mondo Maya (per loro il mondo è un cubo sostenuto da quattro colonne che poggiano sulle acque di un lago). Così indicarono la nuova posizione della chiesa e sorridendo al semplice uomo svanirono. La nuova posizione della chiesa coincideva con il laghetto che si trovava vicino il villaggio e così senza porsi troppi perché la gente si mise al lavoro. Leggenda o verità, la vecchia chiesa ora è un cimitero e dove prima c’era il lago ora sorge l’incantevole chiesa di San Juan Chamula. Fuori la chiesa c’è questa piazza dove si svolge un mercato molto colorato, e dopo aver mangiato qualcosina siamo andati a vedere un piccolo museo etnologico. Un’altra leggenda dice che i Maya furono creati dal mais. Gli Dei ci provarono prima con l’argilla, poi con il legno ma i tentativi fallirono miseramente, poi ci provarono con un impasto di mais e ci riuscirono. Il mais è molto più di un semplice alimento base. Ebbero in regalo dei semi di mais dai loro Dei. Li piantarono con tanta fatica nella foresta dovendo prima pulire, preparare e onorare la terra ma purtroppo non piovve per molto tempo, giorni settimane, mesi, dalla terra non cresceva nulla. Allora decisero che la terra aveva bisogno di acqua e non trovandola fecero la pipì nei loro campi, regalando un pò di linfa alla terra che apprezzò e fece crescere il mais. Crebbe il mais cosi tanto da regalare altri semi al popolo che li ripiantò. Ora il mais è l’elemento basilare della dieta Maya. Abbiamo anche conosciuto un signore molto anziano che è colui che organizza le festività di pasqua che sono molto sentite. Ci ha regalato un pò di posh, travasandolo in una bottiglietta di acqua vuota… è potentissimo,
mamma mia. La passeggiata a cavallo ci ha devastati, abbiamo le piaghe sul sedere… come si dice”hai voluto il cavallo ed ora cavalca”, comunque ne è valsa la pena. Tornati a
l buio avevamo una fame boia e siamo andati a mangiare, come è buona la bistecca encebollata con le papas fritas! Il giorno dopo solo grasse risate visto che nessuno poteva sedersi…relax puro, siamo andati al mercatino di Santo Domingo a comprare qualcosa… Dio avrei voluto comprarmi tutto, c’erano tessuti meravigliosi, giade e ambra incredibili, bambole e animali di pezza….Abbiamo fatto il biglietto per la frontiera (70 pesos). Gita al Canyon del Sumidero un canyon di eccezionale valore geologico con delle pareti alte quasi 1000 metri creati circa 12 milioni di anni fa (210 pesos), la strada per arrivare da San Cristòbal a Tuxla si chiama “carrettera de los anos”, ci sono ben 365 curve… stomachi delicati, attenzione!!! Il canyon è una meraviglia naturale, ci sono i coccodrilli, la natura nel suo splendore è abbagliante. Una lancia si è capovolta, non la nostra per fortuna, ma oltre a tanta paura, tutto è andato bene. Siamo andati anche in un semplice villaggio di tessitrici, e a Chapa de Corzo. Chapa era un paese molto vitale un tempo, all’arrivo dei conquistadores. Loro cercarono di resistere alla presa di potere degli spagnoli e davanti all’inevitabile sconfitta gli indios preferirono gettarsi a centinaia nel canyon piuttosto che arrendersi ai conquistadores. Il Chiapas è economico, per mangiare e dormire non si spendono più di 100 pesos al giorno, il problema è che è una terra meravigliosa e ci sono ottomila gite da fare, è un posto magico, la natura, le etnie, la politica, l’archeologia, cosa si vuole di più dalla vita… non riesco ad immaginarmelo. Dicono che il Guatemala sia mui barato, speriamo perchè non abbiamo tanti soldi e abbiamo anche finito da fumare...
Isla Mujeres sembra lontano miglia e miglia da Cancun, ed invece in quaranta minuti ci arrivi è rimani incantato dalle sua acque cristalline dalla sua atmosfera giovane e rilassata. Sulla spiaggia più conosciuta quella di Los cocos, abbiamo organizzato una gita in barca che ci ha portato a fare snorkelling vicino al faro e poi più giù vicino al Garrafon e alla fine ci siamo fermati al tartarugario. Lì abbiamo fatto un pic-nic che è stato delizioso, ma la nostra attenzione si è focalizzata tutta su un ragazzo che in una specie di piscina naturale coccolava un suo amico… non
era una tartaruga, ma uno squalo nutrice che si poteva anche accarezzare… ovviamente io e Ale ci siamo fiondati ed è stato entusiasmante. Il ragazzo ci ha raccontato che quello è come se fosse suo fratello. Lo squaletto, era disponibilissimo e aveva una pelle stranissima oltre ad essere anche pesante e dopo un po’ è ritornato in un angolo abbandonandoci soddisfatti ed eccitati.“El castello” rappresenta il calendario Maya, 4 scalinate ripide e alte con 91 gradini l’una più un singolo scalino all’ingresso fanno in tutto 365 gradini, uno per ogni giorno dell’anno.
Durante l’equinozio di primavera le teste e le code dei serpenti scolpiti straordinariamente si muovono, oscillano per effetto di un’illusione ottica che li fa sembrare vivi. Il campo da gioco della palla è enorme, e di certo non assomiglia ad uno stadio moderno, anche se si possono riconoscere delle specie di gradinate dove si doveva sedere il pubblico. In realtà chi perdeva moriva, forse sacrificato per gli Dei, ci sono dei glifi e dei bassorilievi che mostrano un giocatore con una testa in mano tagliata con un macete e donata agli Dei. Che bella che è Chichen Itza, il gioco di luci e suoni è molto suggestivo. Fortunatamente non c’era molta gente, ma il caldo è stato soffocante, la scalinata de “El castello” è veramente da togliere il fiato. Il cenotes? da impazzire, impressionante per la sua bellezza e per la storia e i segreti che nasconde. L’ho già detto che fa caldo? Una cosa che mi ha fatto molto piacere è stato notare che il 70% dei turisti era messicano, una cosa molto bella anche perché il sito è stato aperto da soli venti anni esattamente nel 1987 ed un anno dopo è stato dichiarato patrimonio dell’umanità, che calor, mucho calor!!!!Mèrida è piena di vita e traffico, ferve di attività, i suoi marciapiedi sono piccini piccini ed invece le persone che ci passano sono migliaia. E’ praticamente un grande mercato a cielo aperto, l’hotel Peninsular (7 $) è grande, ma un po’ rumoroso soprattutto la mattina. La piscina? Vuota, la stavano ristrutturando, che culo!!!!! Mangiare i gamberetti al mercato del pesce….hmmmmmmm!!!!! Il giorno del mio compleanno, Ale è rimasto in città a gironzolare per di qua e di la, io e Stefano siamo andati con un bus a Tixkokob a casa di Reyes
a comprare le amache. Reyes lo abbiamo conosciuto sulla spiaggia di Tulum, carico carico delle sue amache che camminava sul bagnasciuga. Abbiamo fatto amicizia e lui ci ha invitato a casa sua, vicino Mèrida. Così preso questo ipotetico appuntamento, arrivati in città saremmo andati a trovarlo. Lui è stato gentilissimo, ci ha presentato la moglie, i figli, la mamma e il padre e pure il suo maialino. Ci ha offerto un bel bicchiere di Coca-Cola e ci ha fatto vedere come lavora sulle amache con il suo telaio tradizionale. Le sue amache sono stupende, piene di colori e di puro cotone tinto a mano. Campeche è una cittadina molto carina, l’unica che vediamo sul Golfo del Messico che in questi giorni è piatto, piatto. Indubbiamente è un posto rilassante, il lungomare è incantevole, l’ostello (Monkey hostel, 6$)
è delizioso, pulito è con un panorama da togliere il fiato sulla Catedral de la Conception. Il mercato è un labirinto di bancarelle e i bastioni del forte coloniale sono proprio ben conservati. Si può usare la lavatrice e la cucina, anche il computer, ci sono molti libri a disposizione e le ragazze che ci lavorano sono molto disponibili. C’è una tipa argentina che ha una tarantola morta in una scatola?! Qui, in centro america, mi sento proprio a casa mia, a mio agio. Un po’ mi dispiace del fatto che non parlo molto bene le lingue straniere… sono un pò ignorante in questo al confronto delle persone c
he ho conosciuto fino ad oggi, mi sono sempre considerata fortunata per il fatto che mia madre oltre a farmi studiare mi ha sempre fatto viaggiare, ma qui ho incontrato persone che a 24 anni hanno già visto mezzo mondo e che parlano almeno tre lingue… che invidia… Comunque la vista della cattedrale e del Parque central dal balcone dell’ostello è mui bonita, il cielo ha mille sfumature dal rosa al blu carico di pioggia.Palenque, Palenque, Palenque, ora non vedo l’ora di arrivarci. Un’ultima annotazione su Campeche va fatta: il pan de cazòn, squisito piatto tipico della regione… fa veramente cacare. Il viaggio fino a Palenque di notte è stato tranquillo ma sottozero. Aria condizionata a palla…sono pazzi.
Non abbiamo dormito per niente, siamo arrivati verso le 3 e siamo andati all’Antea un posto molto carino per dormire (100 pesos), proprio sulla strada per le rovine... Sulle amache ad aspettare l’alba con Milena e Ale a parlottare…una figata. Siamo arrivati all’entrata delle rovine verso le 6. La domenica non si paga l’ingresso alle rovine. Non voglio essere banale, ma sono rimasta senza parole… penso, credo che questo sia uno dei posti più belli del mondo. Esiste un sito su internet che accetta voti per dichiarare il sito l’ottava meraviglia del mondo.
La natura è meravigliosa, impressionante, ci sono delle piccole cascate, alberi meravigliosamente grandi con le liane, le orchidee, uccelli, cumuli di pietre trattenuti da enormi radici, i bambini di El Naranjo che tentano di venderti per pochi pesos ciondoli, braccialetti, statuette… hanno degli occhi vispi, sono dolcissimi, mentre giocano con l’acqua nel fiume. Meno del 10% del sito è stato portato alla luce, c’è ancora molto da fare, Re Pacal e la sua maschera di giada hanno dormito sonni tranquilli per secoli in questa giungla lussureggiante. Il sito è attraversato dal Rio Usumacinta e per uscire noi abbiamo seguito il corso d’acqua con le sue belle cascatelle limpide e l’acqua trasparente che quasi trattiene la giungla invadente.
Camminare tra questi templi incute meraviglia e timore, che maestria, che raffinatezza e che lavoro certosino... un lavoro incredibile e infaticabile hanno fatto gli archeologi per rendere tutto questo non solo accessibile, ma squisitamente restaurato, ben tenuto, c’è anche un museo, ed un sacco di persone che tutte vestite con gli abiti tradizionali ti offrono per qualche spicciolo, cibo, acqua, camicetas bamboline del Sub… Ogni mattina presto vengono dai loro piccoli villaggi carichi di cose da vendere ai turisti e al tramonto se ne tornano indietro a piedi, in fila indiana verso la notte. Che personaggi i Maya, eccezionali, le donne sono sempre super pettinate, con le loro trecce lunghissime arrotolate, questi capelli lucidi e neri splendidi, i loro vestiti pulitissimi e colorati nonostante siano sedute per terra, solo il loro viso rivela la durezza della loro vita che segna la pelle. Molte di loro hanno questi piccoli batuffoli tenuti nei tradizionali scialli che non piangono mai, sembrano dei piccoli folletti in mezzo a questa natura esagerata.Per arrivare a San Cristòbal siamo saliti a 2100 metri di altezza, percorrendo una strada piena di curve e nuvole. Alloggiamo a Posada Mexico (40 pesos), un posto mui barato, un paio di isolati dal centro, tranquillo, abbiamo anche la colazione, un the buonissimo… fa freddo. Mi sono guardata un po’ attorno, sono finalmente arrivata qua, a San Cristòbal, il Chiapas vero e proprio, quante volte ho letto di questo paese a causa della repressione sugli indios, del monsignore che si è battuto per la loro difesa. Prima di arrivare alla chiesa c’è una bancarella di propaganda zapatista, piena di libri e comunicati.
Terra ricchissima, la vogliono tutti a causa del petrolio che si cela al suo interno, i suoi alberi pregiati, la sua fauna … tutti, e tutti si dimenticano che questa terra è dei Maya, vogliono rubargliela… ma come si fa a rubare la terra? Non si fa, allora preferiscono uccidere ed estinguere alternativamente i Maya!!!!! Il paese è molto attraente, certo la brezza della montagna si sente, la cattedrale è bellissima, ci sono un sacco di piazzette con i chiostri al centro, si respira l’aria della rivoluzione, unica nota dolente è che ci sono veramente tanti italiani che si fanno riconoscere lontano un miglio… il paese sembra una cartolina, le montagne che lo circondano, nuvole tante nuvole ma il tempo non è brutto e soltanto che siamo più vicini al cielo. E poi…bambini, bambini che lavorano fin da piccini, curiosi, simpatici, furbetti che a volte sembrano già uomini, come sono belli con quelli occh
i neri neri, il moccio al naso, i piedi scalzi e le mani perennemente sporche. A San Cristòbal ci sono un sacco di panificatori, tanti dolci e tante vespe che ci gironzolano sopra, quanti biscotti squisiti…hmmmm!!! Ho scoperto le paletas, praticamente ghiaccioli artigianali, costano un pesos e sono deliziosi, peccato che tutte le guide, compresa la Lonely, sconsiglino vivamente di mangiarle… chi se ne frega sono superbi. Quella al cocco a me me gusta mucho. Per 130 pesos a
testa abbiamo organizzato una gita a cavallo, un’esperienza unica, avventurosa, incredibile. Il mio cavallo era bianco e si chiamava Paloma, dolcissimo e bravo. Stefano non era mai salito su un cavallo, è stato coraggioso perché il percorso non era affatto facile. Lui ha battezzato il suo cavallo Soldatino. Siamo andati a San Juan Chamula, un antico villaggio Maya, legato a forti tradizioni religiose e devo dire che la chiesa mi ha veramente colpito. Non ci sono le solite panche dove sedersi e pregare, stracolma di ceri e candele accese, incensi, statue di santi tra cui anche San Nicola di Bari e Sant’Antonio. Per terra c’è come un tappeto di aghi di pino: di pino perché è l’albero della Natività, l’albero della vita. Questi aghi insomma, se ho capito bene dovrebbero catturare le energie cattive, negative delle persone (quando si seccano è perché hanno imprigionato energie e vanno sostituiti). L’atmosfera è magica, vicino ad alcune stat
ue ci sono dei bambini che giocano, vicino all’altare ci sono persone che pregano sembra quasi che recitano il rosario, offrono bibite in lattina, coca-cola ovunque, e dove si beve coca-cola non si può non ruttare… qui va di moda è una specie di ringraziamento. Uno di loro ha un pollo morto in mano che ogni tanto scuote, beve una specie di grappa fatta da loro chiamata posh e poi la spruzza sul pollo. Non avevo mai visto una cosa del genere, un misto di sacralità e paganesimo in una chiesa coloniale bianca e azzurra molto bella. Ero come stregata. La storia vuole che tanto tempo fa c’era già una chiesa a San Juan Chamula, ma una notte qualunque, un uomo del villaggio sognò due santi (San Sebastiano e San Giovanni,credo non ne sono sicura) che si parlavano e che chiedevano a quest’uomo semplice la costruzione di una nuova chiesa: il motivo era semplice, quella che c’era anche se bella e grande non era al centro del mondo Maya (per loro il mondo è un cubo sostenuto da quattro colonne che poggiano sulle acque di un lago). Così indicarono la nuova posizione della chiesa e sorridendo al semplice uomo svanirono. La nuova posizione della chiesa coincideva con il laghetto che si trovava vicino il villaggio e così senza porsi troppi perché la gente si mise al lavoro. Leggenda o verità, la vecchia chiesa ora è un cimitero e dove prima c’era il lago ora sorge l’incantevole chiesa di San Juan Chamula. Fuori la chiesa c’è questa piazza dove si svolge un mercato molto colorato, e dopo aver mangiato qualcosina siamo andati a vedere un piccolo museo etnologico. Un’altra leggenda dice che i Maya furono creati dal mais. Gli Dei ci provarono prima con l’argilla, poi con il legno ma i tentativi fallirono miseramente, poi ci provarono con un impasto di mais e ci riuscirono. Il mais è molto più di un semplice alimento base. Ebbero in regalo dei semi di mais dai loro Dei. Li piantarono con tanta fatica nella foresta dovendo prima pulire, preparare e onorare la terra ma purtroppo non piovve per molto tempo, giorni settimane, mesi, dalla terra non cresceva nulla. Allora decisero che la terra aveva bisogno di acqua e non trovandola fecero la pipì nei loro campi, regalando un pò di linfa alla terra che apprezzò e fece crescere il mais. Crebbe il mais cosi tanto da regalare altri semi al popolo che li ripiantò. Ora il mais è l’elemento basilare della dieta Maya. Abbiamo anche conosciuto un signore molto anziano che è colui che organizza le festività di pasqua che sono molto sentite. Ci ha regalato un pò di posh, travasandolo in una bottiglietta di acqua vuota… è potentissimo,
mamma mia. La passeggiata a cavallo ci ha devastati, abbiamo le piaghe sul sedere… come si dice”hai voluto il cavallo ed ora cavalca”, comunque ne è valsa la pena. Tornati a
l buio avevamo una fame boia e siamo andati a mangiare, come è buona la bistecca encebollata con le papas fritas! Il giorno dopo solo grasse risate visto che nessuno poteva sedersi…relax puro, siamo andati al mercatino di Santo Domingo a comprare qualcosa… Dio avrei voluto comprarmi tutto, c’erano tessuti meravigliosi, giade e ambra incredibili, bambole e animali di pezza….Abbiamo fatto il biglietto per la frontiera (70 pesos). Gita al Canyon del Sumidero un canyon di eccezionale valore geologico con delle pareti alte quasi 1000 metri creati circa 12 milioni di anni fa (210 pesos), la strada per arrivare da San Cristòbal a Tuxla si chiama “carrettera de los anos”, ci sono ben 365 curve… stomachi delicati, attenzione!!! Il canyon è una meraviglia naturale, ci sono i coccodrilli, la natura nel suo splendore è abbagliante. Una lancia si è capovolta, non la nostra per fortuna, ma oltre a tanta paura, tutto è andato bene. Siamo andati anche in un semplice villaggio di tessitrici, e a Chapa de Corzo. Chapa era un paese molto vitale un tempo, all’arrivo dei conquistadores. Loro cercarono di resistere alla presa di potere degli spagnoli e davanti all’inevitabile sconfitta gli indios preferirono gettarsi a centinaia nel canyon piuttosto che arrendersi ai conquistadores. Il Chiapas è economico, per mangiare e dormire non si spendono più di 100 pesos al giorno, il problema è che è una terra meravigliosa e ci sono ottomila gite da fare, è un posto magico, la natura, le etnie, la politica, l’archeologia, cosa si vuole di più dalla vita… non riesco ad immaginarmelo. Dicono che il Guatemala sia mui barato, speriamo perchè non abbiamo tanti soldi e abbiamo anche finito da fumare... 





prio un bel posto. La gita (30$) ovviamente l’abbiamo organizzata li, la nostra guida Angelo, preparato e simpatico, ci ha fatto passare proprio una bella giornata. Dopo un percorso di un’oretta nella foresta del Mountain Pine Ridge abbiamo fatto un picnic sul Rio On, specchi d’acqua, piccole piscine scavate nel granito dall’erosione dell’acqua. Siamo arrivati alle caves di Rio Frio, grotte calcaree molto grandi, un tempo sito cerimoniale Maya... le caves mi hanno impressionata, i pipistrelli non mi hanno fatto paura, ma la natura è eccezionale. Il tragitto per andare alle cascate Thousand Foot è stato avventuroso, tipo trekking, praticamente le radici degli alberi ci facevano da scalini naturali. Mi sono tuffata da sopra la cascata, il fiume era anche qui verdastro ma fresco, Stefano non mi ha seguito, preferendo rimanere a guardare il panorama e a scattare un po’ di fotografie. Per finire siamo andati al Five sisters falls lodge per poter scendere fino alle cinque cascate del nome, per poi risalire con una specie di carrello elevatore (1$) che offre salendo lentissimamente un panorama spettacolare. Belize city è caotica e caratteristica. Per arrivare in città dal distretto di Caio, si passa dal cimitero cittadino che realmente rapisce lo sguardo. Ci sono tantissime tombe di persone di religione diversa, alcune sono veramente antiche e chissà quanti uragani e venti hanno dovuto subire. Arrivati alla stazione degli autobus, vicino allo stadio c’è il mercato municipale affollatissimo, frequentato da molti beliziani neri e perciò ricco di prodotti caraibici, frutta a volontà, che buone le chips che in realtà sono fettine di platano fritte. 







Nella magia della giungla andiamo a visitare un’altra città di pietra, questa volta in
n siamo riusciti a vederle perché ci stavano lavorando, ma ho visto un documentario su National Geographic da paura. Una parola voglio spendere per la Scalinata dei geroglifici che mi ha molto colpita. E’ coperta da una tela cerata verde che la protegge dagli agenti atmosferici è la più grande scritta precolombiana mai trovata e non potete capire quanto lavoro è stato fatto per ripulirla e ricomporla, la lingua Maya è molto difficile e solo adesso si sta facendo qualche passo avanti per conoscere meglio tutta la loro cultura. Ti senti anche tu un piccolo Indiana Jones ed è naturale farsi prendere dalla fantasia è immaginare di scoprire qualche tom
ba segreta o magari inciampare su un qualcosa di prezioso e molto antico. Qui può veramente succedere poiché c’è tanto ancora da fare e poca gente a farlo anche perché molto è seppellito da una natura incredibile che cela tutto nel suo ventre. Qui la fantasia galoppa. Dopo un viaggio a dir poco estenuante che da Copàn ci ha portati prima a San Pedro Sula (che paura…) e poi a La Ceiba (che di mattina non è tanto diversa da come appare di notte fonda) siamo finalmente arrivati su queste benedette isole della Bahia (195 lempiras a testa con la public-boat). Siamo a Roatàn, la più grande delle isole della Bahia, la gente non mi sembra molto gentile, ma il mare è caldo, ci sono tante palme, tantissimi granchi enormi, i Woody Woodpecker, un gatto rosso tigrato che 



